LA MIA STORIA

Che dire della mia storia..

Sono una semplice ragazza di quasi 24 anni. Sono cresciuta e ho sempre vissuto in un piccolo paese appena fuori Milano. Amo la mia famiglia e farei di tutto per le persone che mi stanno a cuore. Sono letteralmente la mia vita e sono la cosa più importante per me in assoluto.

Ho passato una meravigliosa infanzia che ho vissuto moltissimo con i miei nonni, perché i miei genitori lavoravano tutto il giorno e avevano poco tempo.

Sono sempre stata una bambina molto timida, insicura e paurosa. Fin da quando ero piccola non mi sono mai aperta con le persone che mi stavano affianco e avevo paura di qualsiasi cosa. Era come se non mi fidassi degli altri e dovessi sempre avere una protezione perché altrimenti non mi sentivo a mio agio.

Con questi presupposti la mia adolescenza è stata disastrosa. Mi sentivo sempre inadeguata e inferiore rispetto agli altri. E adesso mi viene da pensare che ero io stessa a mettermi in quelle situazioni perché non ero in grado di credere in me e proprio per questo anche gli altri lo percepivano chiaramente. Era come se avessi scritto sulla fronte “hei ciao, sono insicura, prenditi pure gioco di me”.

Comunque tra una cosa e l’altra la mia infanzia e la mia adolescenza sono passate e mi sono trovata a scegliere cosa fare nella mia vita.

Ho frequentato il liceo di Scienze della Formazione a Milano e una volta diplomata con ottimi voti, ho deciso di iscrivermi all’università. Da sempre mi piacevano la medicina e la scienza. Ho provato il test di Medicina ma non sono passata e quindi, un po’ per ripiego, ho scelto di iscrivermi ad Infermieristica.

Da subito ho capito che sarebbe stato il lavoro della mia vita perché mi piaceva stare a contatto con le persone e i 3 anni di università mi hanno aiutata molto a vincere tante delle paure che mi portavo dietro da tempo.

Al termine dell’università ho trovato subito lavoro nell’ospedale che mi ha formata e in uno dei reparti che mi erano piaciuti di più, ovvero l’Ematologia.

Attualmente lavoro ancora in questo reparto ….

Ma soprattutto nell’ultimo anno della mia vita, è cambiato qualcosa in me…Sono stata molto male, ho avuto dei problemi ad affrontare la mia esistenza e sono entrata in un vortice che mi ha portato a non riuscire più a vivere la mia vita…Mi sono letteralmente bloccata.

Non sapevo più quali erano le mie priorità e avevo perso l’orientamento. Grazie alla mia famiglia, ad un’adeguata terapia psicologica e psichiatrica (sì, non mi vergogno a dirlo) e alla mia forza, sono riuscita e risollevarmi e riprendere il timone della mia vita.

Tutto questo mi ha portato a fare delle scelte che mai avrei pensato di fare nella mia vita…Se ci penso, esattamente le scelte opposte rispetto alle paure che avevo.

Ho scelto di partire..Lasciare un lavoro a tempo indeterminato in un grande ospedale dove svolgevo il lavoro della mia vita, lasciare la mia casa, la mia famiglia, lasciare il piccolo paese in cui vivo per andare a prendermi la vita che ho scoperto di volere.

Si perché io fino a poco tempo fa non avevo capito cosa volevo…Ma ora so di cosa si tratta. IO VOGLIO VIAGGIARE, senza limiti di tempo, voglio conoscere il mondo, innamorarmi della natura e di tutte le cose strabilianti che ci offre la nostra terra.

Possiamo dire di vivere davvero e a pieno se non conosciamo il luogo in cui viviamo e ci rintaniamo nelle stesso posto per tutta la vita a svolgere sempre lo stesso lavoro per 40 anni? La mai risposta è stata no.

La mia storia inizia da questa scoperta, da questo momento…

Tra qualche mese (esattamente il 14 settembre 2019) inizierà il mio percorso…Ancora non so cosa mi riserverà, ma non vedo l’ora di scoprirlo.

Margherita

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L’incanto dell’aeroporto

Per noi viaggiatori la sola idea di partire e di raggiungere l’aeroporto dal quale prenderemo un volo che ci porterà in giro per il mondo rappresenta qualcosa di strabiliante e magico allo stesso tempo. O almeno per me è così.

Spesso mi capita di fantasticare su dove potrei andare, quale posto magnifico potrei raggiungere se potessi partire subito. Tutti i giorni quando torno a casa in autostrada c’è una segnaletica che indica le tempistiche per raggiungere l’aeroporto di Malpensa. Circa 29 minuti. Puntualmente ogni volta che mi trovo di fronte a quel cartello il mio cuore sobbalza e la mia testa comincia a frullare.

E se partissi ora? Se andassi in aeroporto e prendessi il primo volo in partenza? Se al posto che girare a destra per imboccare la strada di casa andassi dritta fino a Malpensa? Cosa potrebbe succedere? Con nessuna valigia, solo che la mia borsa. Il resto lo compro quando arrivo, dovunque sarò.

Questo è in assoluto uno dei miei sogni. Partire senza aver pianificato niente, nemmeno l’orario. Partire perché ci va, solo per il gusto di sentire la libertà di prendere un aereo all’improvviso, magari quando nessuno se lo aspetterebbe da te. Ma poi la razionalità fa la sua parte, torni sui tuoi passi e giri a destra imboccando la strada di casa.

Ad ogni modo comunque ogni volta che entro in un aeroporto provo un’emozione indescrivibile e impagabile. Sia se riguarda la mia partenza, sia se sto accompagnando qualcun altro (cosa molto rara).

Vedere il tabellone delle partenze con gli orari e le destinazioni, le persone che si fermano a guardarlo e prendono la propria strada è uno spettacolo magnifico. C’è chi corre perché puntualmente è in ritardo, c’è chi invece se la prende comoda perché in ansia si è presentato tre ore prima della partenza e non sa che fare. Ci sono bambini che urlano e scappano, mamme che li rincorrono. Ci sono gli hostess che camminano così fieri e sicuri di se, con le divise perfette e la valigia, pronti per prendere l’ennesimo volo che li condurrà in una delle tante (forse troppe) destinazioni. C’è chi ride perché è felice per la propria partenza o per quella di qualcun altro. C’è chi si emoziona e piange perché starà lontano da casa per tanto tempo. C’è chi si arrabbia perché magari le valige non sono ancora arrivate o gli è stato appena cancellato un volo. C’è chi è impaziente di fare i controlli per poi andare a fare shopping nei vari negozi dell’aeroporto. C’è chi dorme steso sulle panchine in attesa di passare il tempo perché le ore di scalo sono tante. C’è chi scatta fotografie per immortalare momenti che rimarranno impressi per sempre, magari per l’inizio di una vacanza oppure di un nuovo capitolo della propria vita lontano dal proprio paese di appartenenza. In aeroporto vedi persone che si abbracciano forte e si guardano con gli occhi della tenerezza e dell’amore. Altri che si salutano con freddezza e imbarazzo. Per non parlare poi degli arrivi, quando le persone si rivedono dopo poco o tanto tempo, chi lo sa. Si abbracciano e baciano come se nulla esistesse intorno, felici solo di essere insieme. Tante tipologie di persone, tutte diverse tra di loro accomunate dal fatto di dover prendere un aereo per andare in qualche parte del mondo per qualche motivo.

La magia dell’aeroporto è questa. Il fatto che accomuna così tante persone diverse tra loro. Dovrebbe essere un semplice luogo di passaggio, una struttura che consente di sbrigare le pratiche e i controlli per prendere un aereo. Invece diventa molto di più. Diventa un luogo carico di emozioni e di sensazioni che si percepiscono a vista d’occhio, anche per chi non ci fa caso. Come se il solo fatto di essere lì in quel posto rendesse tutto più limpido e trasparente. Come se si vedessero realmente le cose che contano nella vita. Se ci pensiamo è proprio così. Sicuramente una delle cose che conta di più è la condivisione con chi ci è caro e in aeroporto questa cosa diventa più chiara, perché solo chi ci tiene veramente viene a salutarti o ad accompagnarti, indipendentemente dal rapporto esistente. Che sia di amicizia, amore o parentela.

L’aeroporto consente alle persone di esprimere le proprie emozioni, di non pensare troppo, di sentirsi liberi indipendentemente da chi ci sta intorno. Permette di riflettere su ciò che conta veramente nella vita, sulle persone che vogliamo diventare e sugli obiettivi che vogliamo raggiungere.

Londra: tre giorni in solitudine tra sole, nuvole e pioggia

Secondo viaggio in solitudine per me, ci sto decisamente prendendo gusto. Basta mettere insieme qualche giorno libero, una voglia matta di partire e qualche soldo da parte. Il gioco è fatto. Ho prenotato 5 giorni prima della partenza un volo che mi avrebbe condotta a Londra. Non potevo essere più felice di questa decisione. Mi serviva per staccare e per stare un po’ come me stessa dopo un periodo di tempesta dal quale non è stato facile uscire.

Tre giorni soltanto che mi hanno permesso di resettare la marea di pensieri che inondavano la mia testa e riprendere le redini della mia vita. Tre giorni fatti di spensieratezza, visita della città e tanti tanti km a piedi (per la precisione 55 in tre giorni).

Londra, una città così grande e così piena di persone di tutte le nazionalità. Una città stupenda, così strana e complicata a volte, così come i suoi abitanti. Londra che si affaccia sul Tamigi e in cui il tempo scorre così veloce, scandito dalla grande torre del Big Ben. Una città in cui in pochi minuti si passa da sole cuocente a pioggia battente. Londra così grande che non sarebbe possibile vederla tutta neanche in due settimane. Una città in cui ad ogni angolo trovi schifezze da mangiare e un bus rosso a due piani che corre sull’asfalto. Londra che è in grado di mischiare la tradizione alla modernità con una storia e una cultura che poche città mostrano con una classe così elevata. Londra, una città affascinante così come l’accento inglese dei suoi abitanti, perfetto e impeccabile. Londra, l’unica città in cui puoi osservare due amiche, una con sandali e minigonna e l’altra con stivali e cappotto. Una città talmente abituata alla pioggia che i suoi abitanti ormai non la sentono neanche più, mentre tu ti ripari sotto una qualsiasi tettoia anche se hai un ombrello perché sei completamente fradicio. Londra così bella quando ha il cielo azzurro e qualche nuvoletta qua e là che sembra dipinta nel cielo. Londra con la sua ruota panoramica che vorresti fotografare da qualsiasi prospettiva perché è così perfetta. Con il suo incessante e lento ruotare che sembra quasi immobile. Londra nella quale a volte sembra di stare in un film da tanto sono strabilianti le sue vedute e i suoi panorami, quasi irreali.

Tutto questo mi ha trasmesso questa città in così pochi giorni e mi ha permesso di riflettere. La magia del viaggio sta nel fatto di poter impiegare il tempo e le giornate nel migliore dei modi possibili per te, non per qualcun’altro. A volte penso che la nostra vita sia troppo poco pilotata da noi e troppo imposta dalla società. Viviamo per lavorare, non per vivere e questo mi sta parecchio stretto in questo momento della mia vita. Decidono il nostro tempo libero e come lo dobbiamo impiegare. Decidono quando e per quanto possiamo divertirci, senza possibilità di replica. Spesso mi chiedo se sono in grado di sfruttare il tempo come voglio o se cerco solamente un modo per passare le giornate. A volte ho la sensazione di essere obbligata a trovare qualcosa da fare per forza perché altrimenti mi sembra di sprecare tempo. Ma quello che faccio non è esattamente quello che vorrei fare. Un circolo vizioso che ti ingloba e che ti trascina quasi senza possibilità di scendere.

Ancora una volta ho trovato nel viaggio una salvezza, un modo per uscire dalla mia routine e spezzare il legame con una realtà che impone la maggior parte della nostra vita. Viaggiare da sola mi ha insegnato nuovamente tante cose, più di quante si possa immaginare. Viaggiare allarga gli orizzonti e ci mostra la vera essenza di noi stessi. Per cui viaggiate più che potete, da soli o in compagnia, in luoghi vicini o lontani. Uscita dai vostri schemi mentali perché vi tengono legati al terreno quando invece siete fatti per spiegare le ali e volare verso la vostra felicità.

Il coraggio di “rischiare”

Circa un anno e mezzo fa a quest’ora concludevo il mio percorso universitario, laureandomi con ottimi voti. Un anno e mezzo fa credevo che la mia vita fosse già scritta e predefinita, che avrei trovato un lavoro vicino a casa, sarei andata a convivere, mi sarei sposata e avrei lavorato per tutta la vita come infermiera nell’ospedale che mi ha formata per la mia professione.

A distanza di tempo ripenso a quei momenti, a come li ho vissuti e a quanto sono cambiata in questi anni. Sono riuscita a trovare me stessa e a riconciliarmi con una parte di me che non mi permetteva di vivere a pieno la mia vita. Ripenso a quando ancora ero insicura, avevo dei dubbi, sentivo che mi mancava qualcosa ma non riuscivo a capire che cosa fosse.

Ma il tempo fa la sua parte. Il tempo ti permette di riflettere e di arrivare a comprendere cose di cui non eri nemmeno lontanamente a conoscenza. Il tempo mi ha fatto capire che io non sono fatta per una vita predefinita e già scritta. Ho bisogno di cercare la mia strada a prescindere da quello che sarebbe giusto fare e da quello che gli altri si aspettano da me.

Chi ci garantisce che la routine nella quale entriamo a far parte rappresenti la giusta via per noi? Siamo davvero felici della vita che viviamo? L’abbiamo scelta?

Tutte domande che ho iniziato a pormi, che mi hanno fatto pensare e hanno instillato dei dubbi nella mia mente. Dubbi che successivamente si sono trasformati in una consapevolezza, hanno preso forma e si sono fatti sempre più grandi di fronte a me. Non ho potuto fare altro che lasciarmi travolgere perché quando capisci che sei destinato a qualcosa nella tua vita non puoi fare altro che accettarlo.

Tutto questo fa molta paura. Siamo abituati a vivere nella certezza, cerchiamo sempre la stabilità e la rincorriamo come se fosse la nostra unica via. Ma chi dice che sia la cosa giusta? Io credo fortemente che soprattutto in giovane età non ci si possa soltanto adagiare e aspettare che la vita faccia il suo corso. Bisogna lottare per i sogni, non nasconderli in un cassetto.

Penso che sia necessario correre dei “rischi”, se così possiamo definirli. Rischiare significa esporre qualcosa al pericolo di essere danneggiato o distrutto. Ma prendere decisioni che non rispecchiano un percorso predefinito imposto dalla società non significa correre un rischio. Significa solamente essere coraggiosi, ambiziosi, volere di più per la nostra vita. Significa cercare la felicità, la libertà e soprattutto non credere di essere mai arrivati a destinazione. Per tutta la nostra vita percorriamo una strada e raggiungiamo degli obiettivi, ma è importante non fermarsi mai e continuare a fissarne di nuovi.

La vita non è fatta per aspettare che arrivi sempre il momento buono, perché se non siamo noi stessi ad andarcelo a prendere non arriverà mai. Condurremo sempre un’esistenza in attesa di qualcosa che non si realizzerà perché siamo noi che non camminiamo verso quella direzione.

Dobbiamo aprire gli occhi, guardare il mondo per quello che è realmente. Non accettare i consigli degli altri solo perché apparentemente sono più esperti o saggi. Dobbiamo creare lo nostre regole con la nostra testa e le nostre risorse, non basandoci solo su quello che ci dicono. Potrebbe non essere adatto a noi anche se a prima vista sembra la cosa giusta da fare.

Proprio ieri la vita mi ha posta di fronte ad un altro bivio, uno dei tanti in questi ultimi mesi, da quando ho cominciato a prendere delle decisioni che vanno controcorrente per gli altri ma nella giusta direzione per me. Mi è stato offerto un contratto a tempo indeterminato nel posto in cui lavoro adesso come infermiera. Ammetto che sono stata in ansia, mi sono sentita agitata. Tutto questo mi ha portato a dei ripensamenti e a nuovi dubbi. Ma nel mio cuore e nella mia testa so esattamente cosa devo fare, solo che fa paura. Quando tutti fanno il contrario rispetto a quello che fai tu ti viene il dubbio che forse sei tu ad essere sbagliata. Ma non è così. Ognuno ha il suo percorso, diverso da quello di tutti gli altri e ci vuole una grande forza di volontà per non lasciarsi influenzare.

Adesso riesco chiaramente a vederlo e a sentirlo. Vedo quella scintilla che mi si è accesa quando ho deciso che la mia vita non poteva essere decisa dagli altri. Quella luce negli occhi con cui ogni mattina mi alzo pensando di essere sulla strada giusta per me, non su quella di qualcun altro. Quel sussulto nel mio cuore quando penso a tutto quello che mi aspetta e non vedo l’ora di viverlo.

Per cui sì, sono sicura. Non si torna più indietro, ma piuttosto si va avanti con la consapevolezza che un percorso nuovo si sta delineando sempre di più e che la felicità esiste davvero. Bisogna solo seguire ciò che ci dice il nostro cuore, iniziare a ragionare con la nostra testa cercando di ascoltarci, perché siamo esseri preziosi e abbiamo il diritto di vivere una vita che ci soddisfi a pieno.

Margherita

Trova un modo per continuare ad emozionarti

Se penso ad una della cose più belle e affascinanti della nostra vita mi vengono in mente le emozioni. Si tratta di sensazioni più o meno positive che invadono la nostra esistenza, ci guidano e ci fanno sentire vivi. Non si sa da dove provengano, non rappresentano qualcosa di fisico, ma sono in grado di cambiare la nostra vita radicalmente.

Proviamo emozioni ogni giorno, che siano legate a eventi felici o tristi della nostra vita. Ma potremmo affermare con certezza di essere vivi se non esistessero?

Quando c’è qualcosa che non va e la vita ci porta ad affrontare ostacoli o sfide, tendiamo a provare emozioni negative, di rabbia, tristezza, negatività, mancanza di fiducia e così via. Ci sembra che la nostra vita non possa andare peggio e non riusciamo a trovare una via d’uscita. Ci abbattiamo e pensiamo di mollare tutto nascondendoci dietro alla nostra stessa ombra. Ma poi la nostra forza di volontà ci porta ad affrontare anche i problemi che sembrano essere insormontabili e alla fine del percorso ne usciamo più forti e con tanta voglia di fare.

C’è una frase che cerco di tenere sempre a mente quando vedo tutto negativo: “Ciò che non ti uccide ti fortifica”. Non mi ricordo esattamente dove l’ho sentita ma mi aiuta a rimanere sulla strada giusta e a non lasciarmi abbattere dalla negatività di un momento. Ogni giorno, mese, anno, la vita ci impone delle sfide che fanno parte della nostra esistenza e ci dimostrano che dobbiamo lottare per arrivare a realizzarci come persone. Non possiamo evitare i problemi ma piuttosto possiamo trovare un modo per affrontarli nel miglior modo possibile, con lo scopo di imparare e crescere anche nella difficoltà.

Circa due settimane fa ho perso mio nonno Giulio, una persona straordinaria e fondamentale per me. Ho sempre avuto paura di questo momento, fin da quando ero piccola e quando è arrivato ho sofferto come mai prima d’ora. Mi sono disperata e ho pianto fino a non avere più una lacrima. Sentivo letteralmente il cuore a pezzi e provavo un dolore fisico oltre che mentale. L’unica cosa che mi sta salvando è il fatto che mio nonno, anche nei suoi ultimi istanti di vita mi ha insegnato che la vita va vissuta fino all’ultimo istante, con dignità e con la consapevolezza che su questa terra siamo tutti provvisori. Ha saputo insegnarmi come affrontare una grande sfida come quella di perdere una persona senza la quale non sappiamo come continuare a vivere e io gliene sarò sempre grata.

Questo per dire che anche nella sfortuna di ciò che ci accade, possiamo sempre trovare un modo per superare quella particolare fase traendone qualcosa di positivo, cercando di raccogliere le forze che ci restano per non scivolare verso il baratro della tristezza e per non perdere mai noi stessi.

Al contrario, quando siamo felici la nostra mente è inebriata, ubriaca di sensazioni che ci fanno sentire sereni e in pace con noi stessi. Il nostro corpo ne beneficia e ci trasmette positività. Ecco perché quando siamo appagati riusciamo a vedere tutto da una prospettiva più limpida e oggettiva. Riusciamo a sentirci più leggeri e sollevati e trasmettiamo la nostre sensazioni anche alle persone che stanno al nostro fianco. Si tratta di una catena e più riusciamo ad ampliarla, più ci sentiamo bene.

Per quanto mi riguarda, le più belle emozioni che ho provato nella mia vita derivano dalle bellezze della natura e dai viaggi che ho avuto la fortuna di fare. Sono arrivata a emozionarmi e a sentirmi parte di un tramonto o di un paesaggio che stavo ammirando specialmente accanto ad una persona che per me rappresenta molto.

Le sensazioni che ho provato davanti alla natura e ai luoghi che ho visitato sono impagabili e indescrivibili. Solo chi le ha provate davvero può capire. Si tratta di sentirsi parte del mondo con ogni singola cellula del nostro corpo, sentire che non potrebbe esserci niente di più bello di quel momento e non vorremmo mai che ci fosse una fine. E’ come un droga, nel senso positivo del termine, perché queste emozioni fanno davvero bene al nostro corpo e alla nostra mente e vorremmo provarle sempre. Ci sentiamo in pace con noi stessi, liberi e senza limiti, svincolati dalla realtà in cui viviamo. E’ come se vivessimo un momento di pura gioia in comunione con il mondo che abitiamo. Questo per me significa felicità allo stato puro, ma è solo la mia personale esperienza. Non è detto che sia così per tutti.

Che ci emozioniamo davanti ad un tramonto, ad un bambino, al mare, alla montagna, al lavoro o a casa nostra, l’importante è cercare sempre di provare queste sensazioni. Dobbiamo cercare di non lasciarci intrappolare della routine delle nostre vite ma di avere sempre in mente ciò che più conta per noi e portarlo a compimento. Non si vive per gli altri, ma per sé stessi e per realizzare i nostri desideri e le nostre passioni. Troviamo ciò che ci fa stare bene e ci fa emozionare e inseguiamolo fino ad averlo nelle nostre mani. Qualunque battaglia stiamo combattendo, dobbiamo trovare il tempo per noi, per continuare ad emozionarci e lasciarci travolgere da questo magnifico viaggio che prende il nome di VITA.

Margherita

Viaggiate da soli, fa bene all’anima

Ho compiuto il mio primo viaggio da sola lo scorso anno. Avevo 23 anni, tanta voglia di partire e una settimana di ferie a fine settembre. Non avevo alcuna intenzione di sprecare tempo nel grigiore di Milano e quindi ho colto questa opportunità al volo. Così sono partita alla volta di Malta per una vacanza studio.

Questa esperienza mi ha letteralmente aperto un mondo e la mente. Ho passata una settimana meravigliosa, tra il mare e la conoscenza di una nuova lingua (in questo caso l’inglese). Ho avuto modo di conoscere tantissime persone, molto diverse tra di loro, con varie culture, abitudini e modi di fare. Alcune più grandi, altre più piccole di me. Tutte accomunate dal desiderio di di scoprire nuovo luoghi e avventurarsi verso nuove esperienze.

Prima di partire ero molto spaventata. Ero sola e per la prima volta dovevo fronteggiare possibili problemi senza l’aiuto di nessuno, condividere un appartamento con sconosciuti e vivere in un luogo che non avevo mai visto prima d’ora. Dal lato opposto c’era un motivo per il quale avevo volutamente deciso di partire. Volevo superare i miei limiti e uscire dalla mia zona di comfort. Volevo capire cosa significava doversela cavare da soli in un altro paese anche solo per un tempo limitato. Provavo dentro di me un mix di agitazione a adrenalina. Ansia e fermento.

Tutte le sensazioni negative sono sparite appena ho messo piede sull’isola di Malta. Ho iniziato a conoscere persone nuove, a lasciarmi andare e, per una volta, a farmi trasportare dai pensieri più profondi e sinceri, non dalla mie preoccupazioni.

Sono riuscita a superare i miei limiti e le mie paure in una sola settimana. Perché non potevo riuscirci anche nella mia “vita reale”?

Avevo finalmente provato cosa significava far scoppiare quella bolla che avevo fatto così tanta fatica a crearmi per anni e che mi limitava in tutto. Ero riuscita a sentirmi libera e svincolata dai pensieri negativi. Il mio unico scopo era godermi il momento.

Viaggiare da soli significa allargare i proprio orizzonti e prendere il comando della propria vita. Significa imparare a pianificare e organizzare le proprie giornate scoprendo i nostri interessi.

Viaggiando da soli si impara a riflettere e a stare bene con sé stessi a prescindere dal luogo in cui ci si trova. Si impara a trovare la propria pace interiore in comunione con le bellezze della natura e del mondo. Si impara a godere dei momenti del proprio viaggio ascoltando le sensazioni autentiche, senza alcun condizionamento da parte di altri.

Viaggiando da soli si comprende il valore della solitudine ma anche della compagnia perché ci rendiamo conto di quanto siano importanti i nostri affetti nel momento in cui vorremmo condividere con loro un particolare momento del nostro viaggio.

E’ vero che il primo passo per stare bene con gli altri è stare bene con sé stessi. Sicuramente uno dei modi per comprendere ciò e per trovare sé stessi è quello di viaggiare. Ecco perché, almeno una volta nella vita tutti dovrebbero trovare il coraggio di viaggiare da soli e trovare l’essenza della propria persona in comunione con la scoperta del mondo.

Il più grande limite siamo noi

Durante il corso della mia vita mi sono spesso sentita fuori luogo e inadeguata rispetto alle situazioni che mi si ponevano davanti. Ho sempre pensato di essere inferiore rispetto agli altri, che invece erano persone più forti, più sicure di sé e coraggiose.

Piano piano, crescendo, invece mi sono resa conto che il solo fatto di pensare queste cose su di me mi rendeva vulnerabile e insicura ai miei occhi e anche agli occhi degli altri. Tutto questo mi portava ad avere un blocco mentale che non mi permetteva di vivere a pieno la mia vita. Ero una persona che si preoccupava quasi esclusivamente del giudizio degli altri e di apparire in un certo modo agli occhi delle persone che mi stavano accanto.

Ero dell’idea che bisognasse emulare gli altri per essere accettati e che solo amalgamandosi si poteva veramente entrare a far parte di un gruppo.

A distanza di anni sorrido pensando a quanto ero ingenua e bambina. Ma d’altronde era così, ero ancora una bambina che aveva capito poco dalla vita. Una bambina guidata da un’insicurezza dettata da una componente caratteriale e strettamente personale.

Ho iniziato a sentire un cambiamento quando ero all’università. Ho iniziato ad essere veramente me stessa e a mostrarmi non come volevano gli altri ma come volevo io. Ho iniziato a parlare ascoltando quello che mi diceva la mia testa. Ho cercato sempre di più di ragionare seguendo i miei pensieri e non quelli che potevano pensare le altre persone.

Ho capito che una delle cose più importanti nella vita è comprendere realmente cosa è importante per noi. Sembra banale e semplice, ma in realtà è la cosa più complicata che esista. Viviamo in un mondo che ci impone almeno il 60% delle nostre vite e noi non ce ne rendiamo neanche conto. Per questo molte persone pensano di vivere la propria esistenza come desiderano ma ad un certo punto capiscono che non è così ed entrano in crisi. Si rendono conto di aver scelto il lavoro sbagliato, di non aver realizzato il viaggio che tanto sognavano e così via. Altre persone invece non se ne renderanno mai conto e vivranno sempre con la stessa mentalità ma con la sensazione di qualcosa di mancante, senza mai capire che cosa.

Negli ultimi anni sono arrivata a capire che io non voglio avere dei rimpianti nella mia vita, perché la nostra esistenza è unica e meravigliosa e dobbiamo sfruttarla al massimo. Sono arrivata ad essere molto orgogliosa di quella che sono e di quello che penso, di come sono cresciuta, dei passi che ho fatto e di quelli che devo ancora fare.

Ho capito che bisogna affrontare la vita portando sempre con sé l’introspezione e il coraggio. Due componenti fondamentali. L’introspezione ci permette di dialogare con noi stessi, di capire cosa vogliamo dalla vita, di ascoltare i nostri sogni più profondi e quindi di realizzarli. Il coraggio ci permette di uscire dalla nostra zona di comfort, di avere quella spinta in più che ci aiuta a superare i nostri limiti e le paure che ne derivano.

Siamo noi il più grande limite della nostra vita. Quante volte pensiamo di non essere abbastanza, di non essere all’altezza di determinate situazioni. Pensiamo che non ce la faremo mai, che non siamo le persone adatte, che ci sentiamo pesci fuor d’acqua e quindi non porteremo mai a compimento un sogno.

Questi ragionamenti sono assolutamente normali perché siamo essere umani, ma ci devono spingere a continuare a lottare, non a fermarci senza averci neanche provato. Dobbiamo avere il coraggio di buttarci di più nelle cose che contano per noi e di affrontare tutti i possibili ostacoli che incontreremo. Sì perché gli ostacoli ci saranno sempre, niente è facile, ma conta il modo in cui agiamo.

Dopo la tempesta, quando finalmente avremo realizzato il nostro sogno ripenseremo al passato e guarderemo tutte le nostre fatiche con un sorriso soddisfatto e fiero. Non è il traguardo quello che conta ma piuttosto la soddisfazione di aver combattuto e di esserci riusciti. Più problemi saremo riusciti a superare, più grande sarà il nostro compiacimento.

Margherita

In un mondo che ci vuole ordinari, tu sii straordinario

Più volte nel corso della mia vita mi sono sentita ordinaria, scontata, poco creativa e insipida. In realtà non me ne sono mai resa conto fino a quando, quasi per magia, qualcosa mi ha aperto gli occhi e sono riuscita a guardare me stessa e il mondo con occhi diversi.

Viviamo in una società che ci vuole tutti uguali, come se fossimo dei burattini e il mondo fosse solamente un luogo dove abitare, non dove vivere davvero.

Fin da piccoli ci insegnano che è buona prassi studiare e andare bene a scuola, diplomarsi, laurearsi, trovare un buon lavoro, trovare un compagno/a, sposarci, avere dei figli, lavorare una vita intera e andare in pensione. Quasi come se fosse una routine, un percorso ben studiato da altri, funzionante e che quindi deve essere ripetuto ad oltranza. Come se non esistesse un altro modo per avere successo nella vita. Perché questo è quello che fanno tutti e quindi significa che è giusto così.

Lo ammetto, sono entrata anche io a far parte di questo circolo. Mi sono laureata e sono anche stata contenta di farlo. Ho iniziato a lavorare, ma poi la mia testa ha iniziato a mettersi in moto, i dubbi hanno iniziato a farsi sempre più presenti in me…

Come mai devo seguire un percorso che mi è stato imposto dalla società in cui vivo? E’ veramente giusto vivere una vita intera lavorando senza seguire i propri sogni? Sto usando il tempo a mia disposizione nel modo migliore possibile? Sto vivendo la vita che voglio realmente? Mi sto adattando ad una situazione che in realtà non sento totalmente mia?

I dubbi piano piano si sono trasformati in certezze e in una consapevolezza che mai avrei pensato di provare nelle mia esistenza.

Mi sono resa conto che sono entrata in quella famigerata routine senza neanche rendermene conto. Mi ha risucchiata nel suo intenso vortice e mi quasi fatto credere che fosse giusto così, che la vita dovesse essere vissuta come mi hanno sempre insegnato.

Qualcosa mi ha fatto aprire gli occhi, forse il fatto che sono una sognatrice, una che non si arrende e va a prendersi ciò che vuole, una che piuttosto ci sbatte la testa, una che non avrei mai pensato di poter essere.

Ero una persona spaventata dalla vita, non facevo mai un passo sbagliato, intenta a coltivare tutti i vari orticelli della mia vita, stando attenta a non deludere nessuno e a fare tutto secondo i piani. Fino a quando ho capito che stavo deludendo me stessa. Stavo diventando esattamente il tipo di persona che non volevo diventare.

E allora ho capito che forse nella vita bisogna puntare ad essere straordinari, a saperci distinguere dagli altri, non ad amalgamarci. La bellezza di essere umani sta in questo, ovvero che siamo tutti diversi, sia fisicamente sia caratterialmente. Non esiste un comportamento standard, non dobbiamo “copiare” gli altri, non dobbiamo fare le stesse cosa che fanno tutti solo perché siamo abituati così e ci è stato insegnato questo.

Dobbiamo saperci differenziare, non per gli altri ma per noi stessi. Cercare di svincolarci dalle logiche comuni e trovare le nostre logiche, le nostre regole, il nostro modo di essere e di vivere. Solo così potremmo imparare a conoscerci davvero, a dialogare con noi stessi e a trovare la nostra personale felicità. Non quella degli altri, semplicemente la nostra.

Dobbiamo puntare ad uscire dalla nostra bolla sicura che ci conforta quando ne abbiamo bisogno ma che ci vincola terribilmente. Uscire dai proprio schemi fa paura, ci sembra di essere nudi, troppo suscettibili, insicuri ed esposti ai pericoli. Ma ci fa sentire anche vivi, padroni della nostra vita, al timone della nostro viaggio. E’ nostro dovere correre questo rischio, per una volta andare contro le logiche sensate e prendere una decisione con la propria testa, non con quella degli altri.

In un mondo che ci vuole tutti uguali, impariamo ad essere straordinari cercando il nostro senso di felicità e facendo ciò che realmente sentiamo nostro. Prendiamo un bel respiro e andiamo a prenderci la vita che desideriamo.

Margherita